Direzione
Luisa Baldi, direttore dell’Accademia Teatro in Lingua Veneta
Ada Marcantonio, presidente dell’Accademia Teatro in Lingua Veneta

Accademia

Michele Sambin

Fonda nel 1980 con Pierangela Allegro il TamTeatromusica.

La poetica di questa compagnia si esprime principalmente nel progetto di produzione di spettacoli di ricerca e sperimentazione sui linguaggi. Sin dagli inizi infatti la loro caratteristica è stata l'incrocio sinergico di linguaggi visivi e musicali, che si è concretizzata in messe in scena rivolte sia all'area dell'infanzia sia del teatro per adulti ( Children's Corner , musica di Debussy, per la Scala; Agnes , musica di Maderna, produzione Rai).

Dal 1991 amplia la ricerca ridefinendola e mettendo in gioco oltre agli aspetti visivi e musicali anche la parola come suono significante, iniziando successivamente un percorso di traduzione di autori legati alle proprie radici ( Fuore de mi medesmo , da Ruzante, 1991) e raggiungendo con questa integrazione un equilibrio tra forma e contenuto. Dal 1992 inizia un processo parallelo alla creazione che è di radicamento sul territorio e, in collaborazione con il comune e la provincia di Padova, attua il progetto `Teatro-Carcere', un laboratorio permanente con creazione di eventi teatrali realizzato con un gruppo di detenuti del carcere Due Palazzi di Padova ( Tutto quello che rimane , spettacolo e video degli affreschi di Giotto per la cappella degli Scrovegni, Il riso è un segno di festa , Natura selvaggia , spettacolo e video e B.B. , omaggio a Bertol Brecht). Nel 1993 la necessità di confronti culturali porta la compagnia verso l'incontro con altre realtà, siglando forme di coproduzione sia nazionali sia internazionali ( I ventidue infortuni di Mor Arlecchino con Ravenna Teatro e Douce Amer , L'Air de l'eau e Lamento di Arianna con il Théâtre Athenor, in Francia).

Dal 1995 gestisce, in convenzione con il comune di Padova, il Teatro Maddalena, per il quale realizza la programmazione delle stagioni di danza contemporanea e di teatro di ricerca. L'anno seguente inizia l'attività pedagogica, impegnandosi in progetti di formazione che sfociano nella creazione di Oikos Officina delle arti sceniche, un laboratorio permanente sui linguaggi scenici rivolto ai giovani, che si prefigge la ricerca e la sperimentazione di altri linguaggi teatrali quali l'illuminotecnica e la fonica.

È sempre di questi anni la creazione di una rete di collegamento con strutture europee su progetti della Comunità europea con produzioni di eventi teatrali connessi ai percorsi formativi: Progetto Musil con la realizzazione dello spettacolo Pes presentato ai festival di Utrecht, Gent, Saint-Nazaire e Brema. Sempre attento alle realtà giovanili, il T.T., in collaborazione con l'Eti e con il ministero di grazia e giustizia, si attiva anche nella messa in opera di un progetto di formazione per giovani dell'area del disagio occupandosi di definire linee di intervento che integrino disagio e normalità. T.T. ha inoltre partecipato a numerosi festival nazionali e stranieri e ha organizzato numerose rassegne all'estero tra le quali si ricordano quelle di Melbourne, Gerusalemme, Copenaghen, Edimburgo, Vancouver, Montreal, Tunisi.

Nel 1990, è riuscito a mettere in scena Ruzante in modo nuovo, ed è riuscito a farlo- questa era la sfida più importante- rimanendo se stesso, cioè un attore di teatro contemporaneo, rigorosamente multimediale, e nel contempo rispettando la figura e la lingua di Ruzante. Lo spettacolo, prodotto da VenetoTeatro, Festival di Santarcangelo di Romagna e Cooperativa Moby Dick, è infatti un confronto tra Michele Sambin e Angelo Beolco, entrambi calati trasgressivamente nel proprio tempo. Si intitola ‘Fuore de mi medesmo’ . E’ seguito nel 2002 per le Celebrazioni Ruzantiane “Roesso mondo” – Visioni ricomposte dell’opera di Ruzante di Paolo Puppa.

“Esistono alcune coincidenze quasi incredibili che mi portano ad incontrare a questo punto del mio percorso artistico il lavoro di Angelo Beolco, il Ruzante – dice Sambin - Sono figlio di Paolo Sambin, un medievalista che nelle sue ricerche archivistiche ha incontrato, in un primo tempo senza ricercarlo, il Ruzante e dopo averlo incontrato non lo ha più abbandonato continuando una minuziosa indagine sulla vita, le origini, gli incontri dell’autore-attore.

“Per queste ragioni Ruzante, per me, è sempre stato una specie di parente, nella mia infanzia e adolescenza ho sentito parlare di lui come altri bambini hanno sentito parlare del loro nonno. Attraverso mio padre ho vissuto le vicende di questo personaggio sicuramente più per empatia, che per diretta conoscenza . Ho la sensazione di "possederlo" senza conoscerlo, di sentirlo mio senza averlo cercato. Come un parente appunto, che ti appartiene per legami che non derivano dalla tua volontà.”



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