Il programma dell'Accademia

Ruzante

Il teatro veneto, come realtà repertoriale, contava su due pilastri fondamentali: la conoscenza diffusa presso gli attori della letteratura teatrale in veneziano o in altre varianti venete e la specializzazione di non veneti in questo repertorio, non solo attori (i due principali attori di Gallina furono Marianna Torta Morolin, una piemontese, e Ferruccio Benini, genovese) ma anche autori non veneti, che nel corso dei secoli scrissero opere in questo registro. Oggi invece la capacità di recitare nel veneziano di Goldoni risulta spesso molto complicata per attori non veneti e spesso l'uso stereotipo della lingua, stabilizzata su alcune forme convenzionali, rende anche per i "nativi" incerto il livello di esecuzione.

Una scuola dedicata alle lingue del teatro veneto può mettere insieme due versanti purtroppo spesso lontani: quello degli studiosi della lingua e della letteratura, dei dialettologi e degli storici del teatro, con quello degli attori, dei registi, delle persone che a vario titolo si interessano di teatro attivo e di spettacolo dal vivo.

Il programma principale dell'Accademia del teatro in lingua veneta consiste quindi in una divulgazione dei "dialetti" del Veneto, relativa alla differenza storica, territoriale, di impiego teatrale (in funzione comica, realistica, espressiva), dalle tradizioni cittadine a quelle rustiche, dai linguaggi connotati (veneziano gergale e lingue delle maschere, ad esempio) alle varie commistioni o pastiches (greghesco, schiavonesco, turchesco e così via) presenti in una tradizione di invenzione plurilinguistica che non ha eguali nella tradizione italiana.

Occorre soprattutto, per le tradizioni di principale riferimento come il veneziano di Goldoni, insegnare la differenza tra un uso antico e originale (che non sarà mai possibile conoscere a pieno) e le possibilità di restituzione, oggi, di quella esperienza. Per fare questo, bisogna partire da un fatto capitale, che costituisce la vera pietra di inciampo della tradizione corrente, bisogna cioè imparare le regole convenzionali che per secoli hanno codificato la trasposizione del veneziano nella scrittura dell'italiano, senza dunque rappresentatività fonetica.

L'Accademia vuole quindi porre in termini di pratica scenica e di apprendimento semplice questioni visibilmente molto complesse, affrontandole con il corretto approccio e traducendole nell'esperienza teatrale.



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